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Sull’Isola Sacra, a Fiumicino, i piccoli trabocchi da cui un tempo si pescava — e da cui i ragazzi si lanciavano in mare per fare i tuffi — oggi sembrano quasi pescare sabbia.
Del piccolo porticciolo per le imbarcazioni locali rischia di non rimanere più nulla. E insieme a lui potrebbero scomparire anche le spiagge adiacenti e un tratto di costa dove nidificano specie rare.
Chi in quei luoghi ci vive promette di andarsene solo da morto. Chi ci lavora, invece, si sente costretto ad accettare “la minestra”, pur di non essere travolto da qualcosa di molto più grande.
Sul muro sotto un piccolo trabocco ormai insabbiato si legge: “Royal Caribbean go home”. Poco più in là, Valerio si dondola su un’altalena e guarda il mare, con la paura di perdere quell’orizzonte. Ricorda la gioia delle traiettorie acrobatiche disegnate dai tuffi dai trabocchi verso l’acqua.
E sì, perché Roma — che già conosce gli effetti della pressione turistica e dello svuotamento del centro storico — sembra avere ancora bisogno di grandi navi da crociera. Navi enormi, come quelle della compagnia Royal Caribbean. Il porto di Civitavecchia, a pochi chilometri di distanza, evidentemente non basta: ne serve un altro. E dovrebbe sorgere proprio lì, sull’Isola Sacra, un territorio già congestionato nei weekend e durante la stagione estiva, collegato alla terraferma da pochi ponti e spesso in difficoltà anche nella gestione del traffico e delle emergenze.
Ma c’è chi lotta contro tutto questo. Davide contro Golia.
Noi li abbiamo incontrati. Ed è stato bello ascoltare quel soffio ostinato contro le vele del dio denaro.
Segue, dopo le foto, il racconto di Eric Reguly e mio per The Globe and Mail.

Gianfranco Micioni, conosciuto localmente come “Attila”, è una delle principali voci contrarie al progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera a Isola Sacra. Sulla terrazza del suo tradizionale capanno da pesca, conosciuto come *bilancione*, ribadisce la sua determinazione a rimanere nel luogo che considera casa da decenni. «Me ne andrò da qui solo quando sarò morto», afferma, esprimendo il profondo legame che molti residenti hanno con lo storico lungomare e con il loro stile

Gianfranco Micioni, conosciuto localmente come “Attila”, è una delle principali voci contrarie al progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera a Isola Sacra. Sulla terrazza del suo tradizionale capanno da pesca, conosciuto come *bilancione*, ribadisce la sua determinazione a rimanere nel luogo che considera casa da decenni. «Me ne andrò da qui solo quando sarò morto», afferma, esprimendo il profondo legame che molti residenti hanno con lo storico lungomare e con il loro stile

La benna di un escavatore incombe sul faro sullo sfondo del piccolo porto di Isola Sacra, richiamando visivamente la trasformazione che potrebbe interessare questo storico tratto di costa nell’ambito dei progetti di riqualificazione previsti.

I tradizionali bilancioni, da tempo considerati simboli del lungomare di Isola Sacra e della sua tradizione legata alla pesca, sono oggi completamente circondati dalla sabbia. Un tempo direttamente affacciate sull’acqua, queste caratteristiche strutture testimoniano la progressiva trasformazione della linea di costa avvenuta nel corso degli anni

“Costa Nostra, Royal Caribbean Go Home” si legge su una scritta dipinta su un piccolo muro accanto a uno degli storici bilancioni, le tradizionali strutture da pesca divenute simbolo di questo tratto di costa e oggi parzialmente sommerse dalla sabbia. Sopra sventola una bandiera “No Porto”, espressione dell’opposizione di una parte dei residenti locali al progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera.

Una nave cisterna è visibile oltre la piccola imbarcazione. I critici del progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera indicano anche la presenza del condotto sottomarino per il carburante che serve l’aeroporto internazionale di Fiumicino come una possibile criticità. Secondo gli oppositori, la condotta attraversa parte del fondale dell’area e potrebbe rappresentare un vincolo per l’ancoraggio e le manovre delle grandi navi da crociera.

Alcuni pescatori si trovano lungo la costa rocciosa di Isola Sacra mentre, sullo sfondo, grandi yacht restano ancorati al largo. A causa dei bassi fondali del porto e della presenza di sabbia, le imbarcazioni di maggiori dimensioni spesso non riescono a entrare e devono rimanere a distanza dalla costa.

Renato Barucca, ex costruttore di imbarcazioni ed ex dipendente Alitalia, trascorre gran parte della sua pensione a bordo della barca in legno che ha costruito con le proprie mani. Residente da sempre a Isola Sacra e voce rispettata della comunità locale, è profondamente preoccupato per il futuro del piccolo porto. Oltre all’impatto sulla comunità, mette in dubbio la fattibilità del progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera, sostenendo che il fondale naturalmente sabbioso

Gianfranco Micioni, conosciuto localmente come “Attila”, è una delle principali voci contrarie al progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera a Isola Sacra. Sulla terrazza del suo tradizionale capanno da pesca, conosciuto come *bilancione*, ribadisce la sua determinazione a rimanere nel luogo che considera casa da decenni. «Me ne andrò da qui solo quando sarò morto», afferma, esprimendo il profondo legame che molti residenti hanno con lo storico lungomare e con il loro stile

Gianfranco Micioni, conosciuto localmente come “Attila”, è una delle principali voci contrarie al progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera a Isola Sacra. Sulla terrazza del suo tradizionale capanno da pesca, conosciuto come *bilancione*, ribadisce la sua determinazione a rimanere nel luogo che considera casa da decenni. «Me ne andrò da qui solo quando sarò morto», afferma, esprimendo il profondo legame che molti residenti hanno con lo storico lungomare e con il loro stile


Le preoccupazioni ambientali hanno un ruolo importante nel dibattito sul progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera. A differenza del porto di Civitavecchia, situato a pochi chilometri in linea d’aria, i residenti descrivono Isola Sacra come un’area in cui l’aria rimane relativamente pulita e non interessata dalle emissioni associate alle grandi navi da crociera. Molti degli intervistati temono che l’aumento del traffico marittimo possa alterare l’equilibrio ambientale dell

Il corridoio di volo utilizzato dagli aerei in arrivo e in partenza dal vicino aeroporto internazionale di Fiumicino viene indicato dai critici come un’altra possibile criticità per il progetto del porto crocieristico. Secondo gli oppositori, l’altezza delle grandi navi da crociera potrebbe superare i limiti ritenuti compatibili con le traiettorie degli aeromobili, in un’area in cui gli aerei decollano e atterrano continuamente a breve distanza dal porto.

Renato Barucca, ex costruttore di imbarcazioni ed ex dipendente Alitalia, indica su una mappa le modifiche previste dal nuovo progetto di sviluppo dell’area portuale di Isola Sacra. Residente di lunga data, è tra coloro che esprimono preoccupazione per l’impatto che il progetto potrebbe avere sullo storico lungomare e sulla comunità locale.

Donato Gemito, proprietario e gestore del piccolo porto di Isola Sacra, si esprime a favore del progetto per la realizzazione di un approdo per navi da crociera, che considera una possibile opportunità per i residenti e per la futura crescita economica dell’area. Allo stesso tempo, dalle sue parole emerge un profondo legame emotivo con lo storico porto e con questo tratto di costa, che da sempre contribuisce a definire l’identità della comunità locale.

Seduto immobile su un’altalena sotto un tradizionale bilancione e con lo sguardo rivolto verso il mare, Enrico Di Valerio riflette su un luogo che ha segnato gran parte della sua infanzia. Come molti giovani del posto, veniva qui a nuotare e a tuffarsi quando l’acqua arrivava fino alle strutture. «Era bellissimo quando qui c’era l’acqua. Abbiamo vissuto emozioni intense; oggi restano solo bei ricordi», racconta, ricordando un tratto di costa profondamente cambiato nel corso degli anni.

Seduto immobile su un’altalena sotto un tradizionale bilancione e con lo sguardo rivolto verso il mare, Enrico Di Valerio riflette su un luogo che ha segnato gran parte della sua infanzia. Come molti giovani del posto, veniva qui a nuotare e a tuffarsi quando l’acqua arrivava fino alle strutture. «Era bellissimo quando qui c’era l’acqua. Abbiamo vissuto emozioni intense; oggi restano solo bei ricordi», racconta, ricordando un tratto di costa profondamente cambiato nel corso degli anni.
Quasi 2.000 anni fa, l’imperatore romano Claudio utilizzò un canale artificiale per creare un’isola artificiale vicino alla foce del Tevere. Divenne sede di scaricatori di porto e commercianti, oltre che di una delle più grandi necropoli della regione.
Oggi, Isola Sacra – la “Holy Isle” – sembra sospesa nel tempo, soprattutto il tratto di fronte mare intorno al vecchio faro diroccato nell’angolo sud-occidentale.
L’area ha l’aspetto e l’atmosfera di una comune hippie degli anni Sessanta, completamente separata dal trambusto del vicino aeroporto di Roma Fiumicino e dalla capitale stessa, che dista appena 25 chilometri.
Molti abitanti vivono in case su palafitte, note come bilancioni, le cui lunghe strutture sporgenti un tempo calavano le reti da pesca sull’acqua. Sono collegate da sentieri lungo la spiaggia e hanno fatto da sfondo a film con Uma Thurman, Andy Garcia e Charlize Theron. Il piccolo bar locale, Porticciolo il Faro, è fatto di legno, accetta solo contanti e si affaccia su un porticciolo pieno di piccole imbarcazioni da diporto e da pesca, segnate dal tempo. Le persone del posto tendono a essere anziane, tatuate, vestite in modo informale e cordiali.
Ma non sono tranquille.
Sanno infatti che il loro stile di vita e la bellezza naturale del loro fronte mare potrebbero essere spazzati via già dal prossimo anno, quando Royal Caribbean (RC), una delle più grandi compagnie di crociere al mondo, e il partner britannico Icon Infrastructure, un fondo che in passato faceva parte di Deutsche Bank, sperano di avviare la costruzione di un porto per navi da crociera più grandi delle più grandi portaerei della Marina statunitense. Il progetto gode del pieno sostegno dei sindaci di Roma e di Fiumicino, la città aeroportuale di cui Isola Sacra fa parte.
I pescatori lanciano le lenze dalla costa rocciosa di Isola Sacra. Le acque basse del porto e il fondale sabbioso fanno sì che le imbarcazioni più grandi spesso non riescano a entrare nel porto e debbano restare a distanza dalla costa.
Il signor Miconi, conosciuto localmente come “Attila”, è una delle voci principali dell’opposizione al progetto del porto crocieristico.
Gianfranco Miconi, soprannominato “Attila” e residente in uno dei bilancioni, è ormai sostanzialmente sul piede di guerra.
La sua casa e quelle dei suoi vicini, insieme al porticciolo, al caffè e a gran parte del resto del fronte mare, rischiano di essere cancellate per fare spazio al nuovo porto, alle strutture di arrivo e partenza, a una diga foranea e a nuove strade e parcheggi. Milioni di tonnellate di sabbia dovrebbero essere dragate dal basso fondale appena al largo per creare un canale abbastanza profondo da permettere l’attracco delle città galleggianti di Royal Caribbean: le sue mega-navi di classe Oasis trasportano più di 5.500 passeggeri su 18-20 ponti.
Il signor Miconi è determinato a restare nella sua casa a Isola Sacra, un luogo che, dice, lo ha guarito.
«Io da qui non me ne vado. Da qui me ne andrò morto», ha detto Miconi, 74 anni, ex dipendente pubblico a Roma. «Questa non è solo una casa. Questa è la mia vita. Questo posto mi ha guarito. Roma mi stava facendo ammalare. Di questo posto non è mai importato niente a nessuno. Vengono soltanto quando c’è da fare soldi».
Royal Caribbean e Icon stanno incontrando una resistenza crescente al progetto del porto, che secondo quanto riportato avrebbe un costo di 350 milioni di euro. Sono nati gruppi di protesta e sono stati avviati ricorsi legali. Il progetto portuale ha ottenuto il fondamentale nulla osta ambientale, ma manca ancora di altre autorizzazioni, come quella paesaggistica, poiché il porto e le enormi navi cambierebbero radicalmente l’aspetto del fronte mare di Isola Sacra e potrebbero interferire con aree protette, come i siti archeologici. Serve inoltre il via libera dell’Ente nazionale per l’aviazione civile, che deve stabilire se navi alte 70 metri o più sopra il livello dell’acqua possano interferire con le traiettorie di atterraggio e decollo dell’aeroporto.
Un aereo sorvola il porto mentre decolla dal vicino aeroporto internazionale di Fiumicino. La vicinanza del sito all’aeroporto, il più grande e trafficato del Paese, viene indicata come una delle principali criticità del progetto crocieristico.
Molti abitanti vivono in case su palafitte, note come bilancioni. Guardando verso il porto, Enrico Di Valerio riflette sul luogo che ha segnato gran parte della sua infanzia e su una costa che ha già visto cambiare drasticamente nel corso degli anni.
La benna di un escavatore incombe davanti al vecchio faro diroccato sul fronte mare di Isola Sacra, un altro segno della trasformazione che minaccia questo storico tratto di costa nel quadro dei piani di grande riqualificazione.
Né Royal Caribbean né Icon hanno risposto alle numerose richieste di intervista da parte di The Globe and Mail.
L’operatore crocieristico e il fondo non sono le prime società ad aver individuato il potenziale di Isola Sacra come grande porto, data la sua vicinanza a Roma. Il più vicino terminal crocieristico e porto turistico per grandi yacht si trova a 70 chilometri a nord-ovest di Roma, a Civitavecchia, rendendo difficile per i visitatori giornalieri raggiungere la capitale.
Nel 2010, l’imprenditore italiano Francesco Bellavista Caltagirone aveva progettato di costruire sull’isola il più grande porto turistico del Mediterraneo, con quattro grandi moli, appartamenti di lusso, hotel e un centro congressi. Il progetto si fermò nel 2013, quando l’imprenditore fu rinviato a giudizio per frode fiscale. Nel 2022, Royal Caribbean ha pagato al Comune di Fiumicino 11,4 milioni di euro per ottenere in concessione per 90 anni il fronte mare di Isola Sacra, che copre circa 100 ettari tra terra e mare. In seguito RC ha venduto il 90 per cento del progetto a Icon, mantenendo per sé il restante 10 per cento.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha inserito il piano per il porto di Isola Sacra nell’elenco degli “interventi essenziali” della città per il Giubileo vaticano del 2025, nella speranza di offrire un accesso via mare ad alcuni dei milioni di pellegrini cattolici attesi per la celebrazione spirituale lunga un anno. Quando lo ha fatto, molte persone in una Roma già soffocata dal turismo e saturata dagli Airbnb hanno protestato.
Una nave cisterna si vede oltre la diga foranea del piccolo porto di Isola Sacra. I critici del progetto crocieristico indicano la presenza della condotta sottomarina del carburante che serve l’aeroporto internazionale di Fiumicino come un ulteriore ostacolo che i promotori dovrebbero superare.
Giancarlo Petrelli, Livia Mascitelli e Laura Maria Liberati sono membri del Comitato Tavoli del Porto, un gruppo nato per contestare il progetto.
«Roma non ha bisogno di altri turisti – e soprattutto non di questo tipo di turisti da crociera», ha detto Giancarlo Petrelli, ingegnere meccanico in pensione e membro del gruppo di protesta di Isola Sacra, Tavoli del Porto. «I crocieristi visitano la città per un giorno e spendono poco».
Secondo lui servirebbero più di 100 autobus per trasportare tutti i passeggeri da Isola Sacra a Roma e viceversa, visto che nelle vicinanze non ci sono né fermate della metropolitana né stazioni ferroviarie. Gli abitanti dell’isola temono che navi e autobus riempiano l’aria di fumi diesel.
Donato Gemito, proprietario e gestore del porto di Isola Sacra, vede nel progetto portuale un’opportunità di possibile crescita economica.
Il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, ha dichiarato che il porto RC-Icon trasformerebbe la città in meglio, creando migliaia di posti di lavoro nell’edilizia e nei servizi senza costi per il Comune. Ha rifiutato di parlare del progetto con The Globe. «A voi canadesi cosa importa di questa questione di Fiumicino?», ha detto.
Alcuni residenti dell’isola dubitano che il progetto possa andare avanti come previsto, viste le complessità costruttive e ambientali.
Luigi Gemito, 63 anni, proprietario del Porticciolo il Faro, pensa che Royal Caribbean e Icon potrebbero essere scoraggiate dai costi necessari per dragare continuamente il fondale marino, in modo da consentire a navi con almeno nove metri di pescaggio di raggiungere il molo. «Non credo che queste navi arriveranno mai», ha detto.
Renato Barucca è nato a Isola Sacra e vede nel progetto del porto una minaccia allo stile di vita semplice e tranquillo che ha sempre conosciuto. Ex costruttore di barche, ha trascorso gran parte della sua vita in queste acque e ritiene che l’area prevista per l’attracco sia troppo bassa per ospitare un grande porto crocieristico.
Renato Barucca, 86 anni, costruttore di barche in pensione nato a Isola Sacra, concorda sul fatto che le acque davanti all’isola siano troppo basse. Ha portato The Globe e il suo fotografo in un giro al largo per dimostrarlo. L’acqua vicino all’area prevista per l’attracco era limpida, rendendo il fondale chiaramente visibile. «Qui l’acqua è bassa, al massimo quattro metri», ha detto. «Penso che qui ci sarà uno sviluppo, ma non per enormi navi da crociera; forse per yacht privati».
Ma la vera ragione per cui si oppone al progetto portuale è la minaccia allo stile di vita semplice, silenzioso e fuori dal tempo di Isola Sacra, anche se le strade e le altre infrastrutture dell’isola sono in pessime condizioni e qua e là si accumulano rifiuti.
«Qui si vive bene», ha detto. «I miei genitori vivevano qui. Abbiamo tutto. Spiagge sabbiose, antiche tombe e mosaici, un porticciolo dove possiamo tenere le nostre barche per soli 100 euro al mese. Non abbiamo bisogno dello smog del diesel, né del traffico di navi e autobus».